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	<title>PoxMediaCult</title>
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	<description>Culture digitali e digitalizzazione della cultura. Il sito di Andrea Pocosgnich</description>
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		<title>American Horror Story 7. L&#8217;incubo è politico</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 14:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pocosgnich]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Serie tv]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>American Horror Story 7 &#8220;Cult&#8221;, in onda in Italia dal 6 ottobre 2017 prende avvio dall&#8217;elezione di Donald Trump. Una riflessione sulle prime puntate. ATTENZIONE SPOILER. Immaginate l’uragano Donald Trump e la forza con cui la sua elezione si è&#8230; </p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><strong>American Horror Story 7 &#8220;Cult&#8221;, in onda in Italia dal 6 ottobre 2017 prende avvio dall&#8217;elezione di Donald Trump. Una riflessione sulle prime puntate. ATTENZIONE SPOILER.</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.poxmediacult.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/64180_ppl-e1507300318314.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-210" src="http://www.poxmediacult.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/64180_ppl-e1507300318314.jpg" alt="64180_ppl" width="450" height="252" /></a>Immaginate l’uragano <strong>Donald Trump</strong> e la forza con cui la sua elezione si è abbattuta sulle coscienze di milioni di progressisti americani, passati in un batter d’occhio dal sentirsi cittadini di un’ America pluralista e aperta a essere gli inquilini scomodi di un Paese in corsa verso un’epoca buia. Questo è l’incubo generativo della settima stagione di <strong>American Horror Story</strong> (in Italia dal 6 ottobre su Sky): lo show ideato da <strong>Ryan Murphy</strong> e <strong>Brad Falchuk</strong>, ha abituato il pubblico affezionato alla narrazione delle ossessioni e delle fobie innestando i plot di ogni stagione all’interno di una location specifica; ogni storia si innervava in uno spazio ben preciso che non non era semplice ambientazione ma luogo drammaturgico, come d’altronde accade nella migliore tradizione horror, dove case, cimiteri, chiese e ospedali diventano luoghi di morte e violenza.<img class="alignright size-full wp-image-206" src="http://www.poxmediacult.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/american-horror-story-7-recensione-2-e1507300423566.jpg" alt="american-horror-story-7-recensione-2" width="450" height="341" /> In questo senso AHS ha avuto in sei stagioni il merito di radicalizzare questa riflessione sui luoghi della narrativa horror lavorando ai fianchi del genere esaltandone gli stereotipi, sondandone i confini spesso con grande ironia. Una vecchia casa colonica, un ospedale psichiatrico, una scuola per giovani streghe, un circo da freak show, un vecchio hotel, fino alla sesta stagione quando il perimetro classico già si apriva a uno spazio meno tradizionale, il set di una docufiction che raccontava recenti fatti di sangue con i veri protagonisti, in una narrazione ricorsiva e metalinguistica forse non sempre efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella settima serie, dal titolo <strong>Cult</strong>, lo scarto è decisivo, <strong>il luogo drammaturgico designato è la mente</strong>. Anzi, per dirla meglio, è tutto il nostro presente che pulsa alle tempie di Allison, protagonista incarnata da <strong>Sarah Paulson</strong>. <img class="alignleft size-full wp-image-209" src="http://www.poxmediacult.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/american-horror-story-cult-7-e1507300485171.jpg" alt="american-horror-story-cult-7" width="450" height="300" />Altra caratteristica fondamentale di AHS è la scansione cast-plot: se ogni stagione è narrativamente autonoma la produzione tende invece a tenere alcune pedine attoriali ferme, a dirla tutta questo accadeva molto meglio nelle prime stagioni quando un altro mostro sacro come Jessica Lange si aggirava in tutte le sceneggiature; come fosse una compagnia teatrale alle prese con una nuova produzione il cast di AHS accoglieva il pubblico ogni volta con una storia diversa e i telespettatori potevano così non solo affezionarsi e scoprire le capacità di ogni interprete, ma guardare verticalmente attraverso e attorno ai ruoli, come se in filigrana potesse sempre rimanere qualcosa dell’interpretazione precedente.<br />
<img class="alignright size-full wp-image-208" src="http://www.poxmediacult.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/american-horror-story-7-recensione-e1507300539925.jpg" alt="american-horror-story-7-recensione" width="450" height="253" />L’identificazione di Sarah Paulson con la serie è emblematica, così come per <strong>Evan Peters</strong>, il quale ci ha abituato a incarnare proprio quella devozione tutta americana per il trasformismo attoriale – tra le sue migliori creazioni rimane il folle dottore serial killer di primo Novecento che abitava l’Hotel Cortez. Sono Paulson e Peters i poli magnetici della narrazione di Cult. La prima veste i panni di una donna che combatte contro le proprie fobie, in analisi da un tempo imprecisato, non sopporta la vista di clown, oggetti porosi e altre amenità apparentemente innocue; quando Hillary Clinton perde la sfida politica crollano le sue difese, il mondo comincia a terrorizzarla, i repentini cambiamenti sociali sono come una scarica elettrica per la sua stabilità emotiva. Vede a rischio il matrimonio, lo status di donna pacifista e progressista, i diritti acquisiti (è sposata con una compagna con cui condivide il business di un ristorante ben avviato).</p>
<p style="text-align: justify;">Qui sta la ridefinizione del genere, <strong>un colpo di coda autoriale</strong> tra i più interessanti degli ultimi tempi: sono le macro contingenze del reale ad aprire una falla nel pacifico presente della cittadina americana, quasi si creasse una faglia drammaturgica dalla quale personaggi maledetti e assassini fuoriescono mietendo vittime nel vicinato della protagonista. Una gang di spietati mascherati lascia uno smile insanguinato sulla casa delle proprie vittime: ma qual è il legame tra i violenti pagliacci punk e la figura del ragazzo dai capelli blu, Kai Anderson (Evan Peters) fan ossessivo di Trump e di una visione del futuro a stelle e strisce tutta virata verso la destra più estrema?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.poxmediacult.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/american-horror-story-7-recensione-1-e1507300596921.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-207" src="http://www.poxmediacult.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/american-horror-story-7-recensione-1-e1507300596921.jpg" alt="american-horror-story-7-recensione-1" width="450" height="261" /></a>L’agenda politica che interferisce nella tranquillità dei personaggi, dando il là allo scoppio di una serie di imprevedibili nevrosi nella donna e nel figlio, influisce anche nella percezione relazionale: Allison incontra solo supporter del nuovo presidente con cui guardarsi in cagnesco – i nuovi vicini di casa sono un esempio (straniante e ironico), come la scena magistrale all’interno del supermarket nel quale la gang di assassini mascherati tiene in scacco la donna.<br />
Come sempre accade in AHS il corpo a corpo è anche con gli spettatori, con la nostra percezione e soglia di attenzione: gli autori sanno quando rallentare e dedicare un intero episodio a scavare nelle ellissi precedentemente nascoste. Lentamente la scrittura ci mette nella condizione di poter sciogliere alcuni nodi, di connettere (magari anche a vuoto) situazioni, personaggi e moventi. Emerge la figura di Kai Anderson, che dietro la sua faccia ingenua acqua e sapone fa emergere una progettualità terroristica totalizzante. Come un pifferaio magico attrae tutti gli altri personaggi nella sua rete, manipola le coscienze, stringe patti di (e nel) sangue, promette il potere e la conquista del mondo. Di Trump non è un semplice sostenitore ma vorrebbe esserne il successore. È lui a svelare in una battuta il vero volto dell&#8217;opera, racconto televisivo in cui il genere horror è il dispositivo di innesco, ma le finalità sono rappresentate da questioni ben più profonde: «To live is to suffer and to suffer is to find some meaning in that suffering».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Andrea Pocosgnich</strong></p>
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		<title>Comunicazione e storytelling per lo spettacolo dal vivo. Workshop</title>
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		<pubDate>Fri, 12 May 2017 11:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pocosgnich]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Workshop dedicato alla comunicazione e allo storytelling per lo spettacolo dal vivo organizzato in collaborazione con Dominio Pubblico, Roma, 13 e 14 maggio 2017 Lo storytelling per lo spettacolo dal vivo #come raccontare e comunicare, tra web e social Quali tecniche possono&#8230; </p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Workshop dedicato alla comunicazione e allo storytelling per lo spettacolo dal vivo organizzato in collaborazione con Dominio Pubblico, Roma, 13 e 14 maggio 2017</strong></h4>
<p><a href="http://www.poxmediacult.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/blogging-570x321-1-570x321.png"><img src="http://www.poxmediacult.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/blogging-570x321-1-570x321.png" alt="blogging-570x321-1-570x321" width="570" height="321" class="aligncenter size-full wp-image-194" /></a></p>
<h2>Lo storytelling per lo spettacolo dal vivo</h2>
<h3>#come raccontare e comunicare, tra web e social</h3>
<p><b>Quali tecniche</b> possono essere utili a chi abbia la necessità di comunicare un’opera d’arte eseguita dal vivo? Di quali approcci deve tener conto <b>la nostra scrittura</b> per raccontare i magmatici e complessi linguaggi delle <b>live arts</b>? Come cambia il segno dello storytelling, la sua auorevolezza con il mutare della nostra <b>presenza sui social media</b>? A queste e altre domande cercherà di rispondere il workshop tenuto da <b>Andrea Pocosgnich</b> (fondatore, redattore e social media manager di <b>Teatro e Critica</b>) attraverso una due giorni nella quale la <b>teoria e la pratica</b> si affiancheranno passo dopo passo.</p>
<h4><strong>Teoria e tecnica di scrittura sul web: cosa e come raccontarlo</strong></h4>
<p>• la finalità della scrittura sul web (cronaca, informazione, critica, promozione)</p>
<p>• il target (per chi scrivo)</p>
<p>• le tecniche: dall&#8217;incipit all&#8217;epilogo, la sintassi, il narratore</p>
<h4><strong>La scrittura e i social media</strong></h4>
<p>• Differenze di funzioni e di uso tra profili e pagine in facebook</p>
<p>• Veicolare lo storytelling attraverso i social media</p>
<p>• Trovare e organizzare l&#8217;audience</p>
<p>• creare un piano editoriale per i social media</p>
<p>• il monitoraggio di dati e statistiche sullle pagine facebook</p>
<h4><strong>Chi ci legge: dove, come e quando</strong></h4>
<p>• l&#8217;uso di google analytics e di altri strumenti per la misurazione delle azioni</p>
<h4><strong>Come impostare una comunicazione interconnessa</strong></h4>
<p>• Ufficio stampa e promozione 2.0</p>
<p>• dalla creazione di un sito alla connessione con i social</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/events/1974168189483562">INFO E COSTI</a></p>
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		<title>Misteri e Fuochi. Promuovere e raccontare la cultura</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2015 07:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pocosgnich]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ho dato vita a questo spazio soprattutto per raccogliere esperienze personali e altrui circa le buone pratiche che legano cultura e tecnologie. È un classico, quante volte c&#8217;è lo siamo detto: il mondo della cultura ha maggiori difficoltà rispetto ad&#8230; </p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-143" src="http://www.poxmediacult.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/S50920-122109-168x300.jpg" alt="S50920-122109" width="168" height="300" />Ho dato vita a questo spazio soprattutto per raccogliere esperienze personali e altrui circa le buone pratiche che legano cultura e tecnologie. È un classico, quante volte c&#8217;è lo siamo detto: il mondo della cultura ha maggiori difficoltà rispetto ad altri territori a sfruttare le enormi potenzialità fornite dalla digital experience. Nel campo delle arti performative alcuni significativi passi in avanti sono stati fatti negli ultimi anni: gli operatori iniziano a capire l&#8217;impossibilità di snobbare i sociale media, l&#8217;importanza di avere un sito aggiornato e semplice da utilizzare e sul quale poter implementare la vendita dei biglietti. Il nodo è d&#8217;altronde quello che lega i nuovi media con l&#8217;audience development (&#8220;allargamento e diversificazione del pubblico e di miglioramento delle condizioni complessive di fruizione&#8221;). Il tema è al centro dell&#8217;agenda culturale europea.  Raccontare, diffondere, coinvolgere e archiviare sono dunque parole d&#8217;ordine non solo per conquistare nuovo pubblico, ma anche per nutrire la fedeltà di quello già attivo, svegliare quello dormiente e occasionale. Se in ambiti più ricchi e popolari come il fashion o il food &#8211; per citarne un paio &#8211; è sempre più facile trovare esperienze in cui si intercettano le competenze digitali con le tradizioni locali, in altri ambiti, come quelli legati allo spettacolo dal vivo o alla cultura in generale, manca ancora la consapevolezza necessaria per il salto di qualità. Una presa di coscienza insomma che porterebbe anche a dirigere parte dei propri investimenti sul social media marketing, lo storytelling o più in generale il social media management. A mancare, nello specifico, è l&#8217;approccio professionale. Per risparmiare talvolta vengono lasciati stagisti o dipendenti (senza un aggiornamento professionale specifico) a galleggiare nel mare magnum dei social media. Come a dire: &#8220;Facebook lo utilizzano tutti, che che ci vuole?&#8221; E invece l&#8217;approccio di chi ne fa un mestiere &#8211; con tutto quello che questo comporta: aggiornamenti, studio, investimenti, pratica &#8211; è ben diverso e per natura non può che portare a prospettive più efficaci. In questi giorni la Puglia che negli ultimi anni è sempre stata in prima fila nel campo della promozione culturale e dello spettacolo dal vivo, sta dando ancora una volta prova di avere quella consapevolezza di cui parlavamo. Con il progetto <strong>Misteri e Fuochi</strong> realizzato grazie ai fondi europei e affidato al Teatro Pubblico Pugliese, in questo caso vero e proprio braccio armato della Regione, non solo vengono affidate a quattro diversi artisti altrettante città simbolo, ma ciò avviene nell&#8217;ambito del contemporaneo. Quattro artisti portatori di segni molto diversi: a Taranto l&#8217;esperienza di <strong>Armando</strong> Punzo, regista della Compagnia della Fortezza che negli anni ha saputo fare del teatro in carcere una possibilità artistica, a Brindisi la drammaturgia iconoclasta di A<strong>ngélica Liddell</strong> reduce dalle ridicole polemiche vicentine, a Lucera la danza di <strong>Tamara Cubas</strong> e a Bari <strong>Shoja Azari</strong> e <strong>Shirin Neshat</strong> insieme al compositore, musicista e cantante iraniano <strong>Mohsen Namjoo</strong> . Il tema è quello del pellegrinaggio, nel quale confluiscono religiosità, e mistero, passione e sofferenza. Ma se fosse solo questo saremmo di fronte all&#8217;ennesimo bel progetto artistico che non lascerebbe altre tracce se non quelle ad opera di spettatori e giornalisti. Per sedimentare e amplificare i racconti locali il Teatro Pubblico Pugliese a chiamato quattro autori attivi sul piano nazionale, giornalisti, critici, blogger riconosciuti come influencer nella comunità teatrale. Ognuno di loro seguirà uno degli artisti durante gli ultimi giorni di prove che precedono la messinscena &#8211; i quattro Maestri sono venuti in Puglia per un periodo di creazione già a Luglio. Avrò il piacere di far parte di questo team di blogger seguendo il lavoro di <strong>Angélica Liddel</strong> a Brindisi. Da oggi dedicherò sguardo e ascolto alla creazione dell&#8217;artista catalana che andrà in scena il 27 al Castello Aragonese di Brindisi, <em>Las puertas de la carne</em> Seguite gli aggiornamenti di questa avventura sul <a href="http://www.teatropubblicopugliese.it/misteriefuochi/index.php/it/blog/item/6-quattro-storyteller-raccontano-misteri-e-fuochi">blog dedicato</a>, sui social con l&#8217;hashtag #misteriefuochi.</p>
<p><strong>Andrea Pocosgnich</strong></p>
<p>Info:<a href="http://www.teatropubblicopugliese.it/misteriefuochi/index.php/it/">www.teatropubblicopugliese.it/misteriefuochi/index.php/it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.poxmediacult.com/wordpress/misteri-fuochi-promuovere-racconatare-cultura/">Misteri e Fuochi. Promuovere e raccontare la cultura</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.poxmediacult.com/wordpress">PoxMediaCult</a>.</p>
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